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Autunno in vigna: seminiamo l’interfilare

Finita la vendemmia, il nuovo ciclo colturale della vite inizia con la semina dell’interfilare.

Contrariamente a quanto si possa pensare, i mesi autunnali non sono periodi “fermi” in agricoltura, tutt’altro.

Ogni azienda ovviamente ha necessità ed obiettivi diversi ed è perciò difficile generalizzare; però possiamo dire che tendenzialmente ottobre è il mese ideale per lavorare il terreno delle vigne e prepararlo alla semina dell’interfilare.

Una pratica agronomica fondamentale soprattutto per le viti coltivate secondo i metodi biologici.

 

semina dell'interfilare

Preparazione del terreno

Non appena abbiamo finito di raccogliere la nostra uva e le nostre olive, abbiamo iniziato, prima delle piogge, a lavorare superficialmente il terreno per renderlo soffice e prepararlo ad accogliere sia la semina che l’acqua piovana.

Come ogni anno, abbiamo utilizzato un mix di semi studiato appositamente per le necessità del nostro suolo e delle nostre piante.

Gli appezzamenti di terreno dove crescono le nostre viti infatti hanno bisogno di essere “domati” piuttosto che “spinti”.

 

 

Mix di semina

Il nostro obiettivo è quello di evitare di apportare troppa sostanza organica seminando soltanto piante, come il favino, che fissano l’azoto rendendolo disponibile nel terreno.

Il favino infatti darebbe alla vite molto vigore vegetativo, cioè più foglie, femminelle e tralci più robusti, a scapito della parte produttiva.

I grappoli diventerebbero più grandi, ma di qualità meno interessante.

Abbiamo quindi optato per aggiungere alle leguminose anche delle graminacee, che competono con le radici della vite per l’assorbimento delle sostanze nutritive del terreno.

Abbiamo inserito inoltre delle piante con radici fittonanti, che con il loro accrescimento verticale entrano in profondità nel terreno alla ricerca di acqua, favorendo la crescita delle radici della vite stessa.

Siamo ad inizio novembre ed i semi stanno già iniziando a germogliare; durante l’inverno le piccole piante si irrobustiranno e a primavera fioriranno.

Sfalcio o sovescio?

Dopo la fioritura, procederemo con lo sfalcio, ovvero il taglio delle piante, che verranno lasciate sul terreno come copertura per inibire l’evaporazione dell’acqua.

Con il nostro clima mite e dalle piogge sempre più limitate, abbiamo infatti bisogno di trattenere l’acqua nel terreno il più possibile, per lasciarla a disposizione delle radici della vite.

La copertura del terreno con le piante sfalciate, evita che il terreno “nudo” traspiri durante le calde giornate e si asciughi rapidamente.

Preferiamo questa tecnica rispetto al sovescio, che prevede invece l’interramento delle piante, aumentando così la sostanza organica nel terreno.  Le nostre viti infatti soffrono più per la siccità che per la mancanza di nutrienti e sostanza organica, di cui il terreno su cui crescono è invece ben dotato.

Pensiamo inoltre che sia importante utilizzare semi diversi per mantenere biodiversità nei nostri terreni, per favorire la vita degli insetti pronubi e il contenimento di eventuali insetti parassiti o piante infestanti.

Queste pratiche agronomiche autunnali aiutano la vite a prepararsi al meglio per il suo nuovo ciclo di vita annuale che comincia ora e terminerà con la vendemmia 2022.

 

di Silvia Cirri e Linda Franceschi